Categoria: Volontariato
Il Volontariato: settori e servizi
Autore: 1 Data: 00/00/00
Per quanto riguarda il profilo di chi opera nelle organizzazioni di volontariato, più della metà è occupata (52,2%), il 29,5% è pensionato, il 18,3% comprende una categoria composita fatta di studenti, casalinghe, disoccupati e persone in cerca di prima occupazione. Considerando il titolo di studio: il 12,4 è laureato; il 44,4% diplomato, il 42,8% ha un titolo di studio più basso.
Per quanto riguarda il profilo di chi opera nelle organizzazioni di volontariato, più della metà è occupata (52,2%), il 29,5% è pensionato, il 18,3% comprende una categoria composita fatta di studenti, casalinghe, disoccupati e persone in cerca di prima occupazione. Considerando il titolo di studio: il 12,4 è laureato; il 44,4% diplomato, il 42,8% ha un titolo di studio più basso.

I settori di attività prevalenti sono la sanità (28%) e l’assistenza sociale (27,8%), che tuttavia decrescono a favore della ricreazione e cultura, protezione civile e protezione dell’ambiente che passano rispettivamente dall’11,4% al 14,6%, dal 6,4% al 9,6% e dal 2,2% al 4,4%. Tra il 1995 e il 2003 c’è stato un aumento nei settori della ricreazione e cultura, protezione civile e protezione dell’ambiente. È costante il peso relativo delle organizzazioni attive nell’istruzione, nella tutela e protezione dei diritti e nelle attività sportive.

I servizi più diffusi sono quelli dell’ascolto, sostegno e assistenza morale (19,9%) e donazione di sangue (17,4%), ma anche servizi ricreativi (14,5%) accompagnamento e inserimento sociale (13%), realizzazione di corsi tematici (12,9%), l’organizzazione di spettacoli (12,6%) le campagne di informazione (11,8%) l’assistenza domiciliare (11,8%), il trasporto di anziani e disabili (11,4%), le esercitazioni di protezione civile (11,3%) e le prestazioni di soccorso e trasporto malati (10,7%).

Le categorie di utenti che si sono rivolti alle varie associazioni di volontariato ci sono quelle dei malati e traumatizzati (51,6%), degli utenti senza specifici disagi (9,9%), degli anziani autosufficienti (9,4%), dei minori (7,7%), degli immigrati (4,3%), dei portatori di handicap (2,8%), degli individui in difficoltà economica (2,5%), dei familiari di persone con disagio (2,4%), degli anziani non autosufficienti (2,2%) e dei senza tetto (1,1%).

Oltre che numerica, la crescita è anche in termini di qualità organizzativa, dal momento che le associazioni di volontariato sono sempre più formalizzate: 96 su 100 hanno uno statuto; sono registrate con atto pubblico, 6 su 100 sono gruppi informali; dispongono di almeno due organi di governo, 9 su 100 ne hanno più di 1; la maggioranza ha anche un regolamento interno con cui definisce procedure e linee-guida di azione per gli aderenti.

E a conferma di un impegno sempre più rigoroso, diminuiscono consistentemente le organizzazioni composte dai soli volontari, aumentano invece associati e professionisti nei gruppi. Questo innanzi tutto per effetto della crescita degli organismi di tipo associativo e mutualistico. La maggioranza delle unità opera sia a vantaggio dei propri aderenti che dei non aderenti. In esse i soci garantiscono sostegno economico e base sociale oltre che una mobilitazione generale negli eventi importanti. In secondo luogo, si registra una crescita di una presenza professionale nel volontariato organizzato, con l’inserimento di operatori remunerati.

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