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Autore: Alessandro Scandale   Data: 27/06/17
Con l'associazione Amici del Libro alcuni suggerimenti per una lettura di conoscenza e consapevolezza
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Ultra. La libertà è oltre il limite di Folco Terzani e Michele Graglia (Sperling  & kupfer) racconta di Michele, una folgorante carriera da modello a Miami e New York, macchine sempre più grandi, soldi per ogni capriccio, feste tutte le sere, una moglie bellissima. Ma una sera si trova sul davanzale del suo appartamento al quindicesimo piano a chiedersi che farsene di tutto quel lusso. Qual è la sua strada? La risposta arriva come un colpo di fulmine, nascosto dentro un libro: l’ultramaratona. Nel giro di un anno diventa uno dei campioni più forti al mondo, ma vincere per lui non conta. L’ultra è una sfida con se stessi, non con gli altri: correre per centinaia di chi­lometri, in tutte le condizioni atmosferiche, tra i ghiacci del Canada o con cinquanta gradi nella Valle della morte, spingendo il corpo e la mente oltre ogni limite immaginabile. Passo dopo passo, mentre le gambe cedono e i muscoli si disfano, nella solitudine di una corsa infinita, Michele vive gli opposti: la sua fragilità estrema di fronte alla natura e la forza della sua volontà, che si libra oltre la fisicità, per esplorare cosa c’è dopo la fatica e il dolore. Folco Terzani, figlio di Tiziano, racconta la straordinaria storia di un ragazzo che aveva tutto ma non era niente, e nel ritorno all’atto primordiale della corsa ha trovato la sua libertà e il suo coraggio.

 

In Cura te stesso (Mondadori), la scrittrice e giornalista scientifica Jo Marchant ci spiega come lo stato mentale di una persona influenzi le sue condizioni fisiche. Se l'ipotesi che la mente abbia anche il potere di guarire continua a essere molto controversa, come dimostra l'acceso dibattito fra i sostenitori della medicina occidentale convenzionale – razionali, logici e animati da un'incrollabile fiducia nei dati scientifici – e i fautori della medicina alternativa, più attenti al versante psichico che a quello somatico, alla persona che alla malattia, all'esperienza soggettiva del paziente che all'esito dei suoi esami clinici, Marchant illustra alcune ricerche pionieristiche che studiano il modo in cui la mente agisce sul corpo umano, a partire dall'esempio più noto dell'effetto placebo. Esplora teorie e tecniche terapeutiche come l'ipnosi, la meditazione, il reiki, scoprendo che spesso i pensieri e le emozioni positive possono alleviare il dolore, combattere le infezioni e le malattie cardiache, proteggere dalla depressione e dalla demenza. Persino il calore affettivo e la sensazione di trovarsi in un ambiente sicuro si rivelano fattori tutt'altro che secondari nell'accelerare il processo di guarigione. Ma la mente, lo spirito, l'immateriale non sono la panacea universale, ammonisce Jo Marchant: ignorando o distorcendo le evidenze scientifiche, troppi imbonitori interessati e senza scrupoli si sono impossessati dell'idea che per guarire bastino i pensieri o la fede, illudendo tanti sognatori ingenui e sfruttando a proprio vantaggio il disperato bisogno di certezze di chi lotta contro gravi malattie. Ma se affidare unicamente alla mente il compito di curare è pura follia, altrettanto insensato è negarle ogni ruolo clinicamente rilevante.

 

Dai malanni fisici a quelli del nostro pianeta, con la bellissima lettura de La grande cecità di Amitav Ghosh (Neri Pozza). Ghosh lavorava alla stesura de Il paese delle maree, il romanzo che si svolge nelle Sundarban, l’immenso arcipelago di isole che si stende fra il mare e le pianure del Bengala. Occupandosi della grande foresta di mangrovie che le ricopre, Ghosh scoprì che i mutamenti geologici che ciclicamente vi avvenivano – un argine poteva sparire nell’arco di una notte, trascinando con sé case e persone – stavano diventando qualcos’altro: un cambiamento irreversibile, il segno di un inarrestabile ritrarsi delle linee costiere e di una continua infiltrazione di acque saline su terre coltivate. L’impatto accelerato del surriscaldamento globale è giunto ormai a minacciare l’esistenza stessa di numerose zone costiere della terra. La domanda nacque spontanea: come reagisce la cultura dinanzi a questo stato di cose? La cultura è, per Ghosh, strettamente connessa con il mondo della produzione di merci. Ne induce i desideri, producendo l’immaginario che l’accompagna. Questa cultura, così legata alla storia del capitalismo, è stata capace di raccontare guerre e crisi, ma non riesce ad affrontare il cambiamento climatico. La rara comparsa di questo argomento in narrativa è sufficiente a relegare un romanzo o un racconto nel campo della fantascienza. Che cosa è in gioco in questa resistenza? Un occultamento della realtà tale che "questa nostra epoca, così fiera della propria consapevolezza, verrà definita l’epoca della Grande Cecità?"

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