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Autore: Alessandro Scandale   Data: 09/01/18
Secondo appuntamento del nuovo anno con le novità bibliografiche, in collaborazione con l'associazione Amici del Libro
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Uno degli eroi dimenticati della Grande Guerra fu Matteo Fabbian di Borso del Grappa, artigliere e pilota della nascente aviazione italiana. Aveva ventisette anni quando cadde sui cieli alle pendici del Grappa, precipitando con il suo biplano da ricognizione. Era il 16 dicembre del 1917. Per abbatterlo c’erano voluti ben tre campioni dell’aria austrungarici. Le loro storie e quelle di Matteo Fabbian e del suo compagno di volo Orazio Giannini sono ora raccontate nel volume delle Edizioni DBS Matteo Fabbian. Un artigliere divenuto aviatore. Il libro, a cura di Marco Rech e con prefazione di Roberto Gentilli, comprende gli interventi di Luigino Caliaro, Luca Girotto e Gerald Penz. Grazie a tutti loro è stato possibile realizzare una fotografia completa non solo di Fabbian ma anche del contesto in cui egli operò e degli uomini con cui collaborò o si confrontò. Un lavoro corale che – come rileva Gentilli – permette sia all’esperto che al neofita di comprendere cosa fu davvero la guerra aerea nel Primo Conflitto: “Abbiamo la storia di un aviatore, il sergente maggiore Matteo Fabbian, e abbiamo poi tutto il contorno: la storia del suo reparto, la descrizione del suo aereo, la presentazione dei campi di volo da cui partiva, le biografie dei piloti austriaci con cui si scontrò, il loro campo, il loro reparto…. Per cui alla fine il lettore può dire: ho conosciuto un uomo, un pilota, e ho capito molto di cos’era la guerra aerea nel 1917”. Il testo è affiancato da un ricco apparato iconografico proveniente da archivi pubblici e privati, sia italiani che austriaci.


Tommy Caldwell, autore di Push (Corbaccio) racconta l'incredibile avventura del 2015, quando ha salito in diciannove giorni quella che è considerata la via più difficile in tutta la storia dello Yosemite: la Dawn Wall, una parete quasi verticale di 1000 metri. L’impresa di Caldwell rappresenta il culmine di una carriera tesa a superare i suoi limiti come atleta e climber. Push è la storia appassionante del percorso compiuto da un ragazzino con un padre guida alpina determinato a instillare nel figlio la sua tenacia e la sua passione per la montagna. È la storia di un adolescente con una vera e propria «ossessione» per l’arrampicata, che lo porta ai vertici del circuito. Ma il richiamo dell’avventura estrema ben presto spinge Caldwell verso il mondo vertiginoso e ben poco conosciuto delle Big Wall, le pareti strapiombanti da salire in libera. Una scelta rischiosa dal punto di vista sportivo e non solo: poco più che ventenne, infatti, mentre si trova nelle montagne del Kirghizistan viene rapito da una banda di terroristi e si salva per miracolo; non molto tempo dopo perde l’indice sinistro in un incidente e, successivamente, viene lasciato dalla moglie e dal suo abituale compagno di cordata. Ma Caldwell supera queste avversità con rinnovata determinazione. Il suo obiettivo diventa la più grande, ripida, liscia parete di El Capitan: la Dawn Wall. Per ben sette anni Caldwell ci prova senza arrendersi: sette anni in cui ridefinisce i limiti di uno sport, ritrova l’amore e ha un figlio. Sette anni per arrivare a un successo straordinario.


Di Ian Fleming, inventore del celebre agente 007, Adelphi ha da poco pubblicato in una nuova veste uno dei titoli di maggior successo del romanziere londinese, Goldfinger, nella collana curata di Matteo Codignola. La storia divenne il terzo film della serie ufficiale di James Bond, diretto dal regista Guy Hamilton nel 1964 e fu anche il primo 007 a vincere un Oscar nel 1965 per i migliori effetti sonori. La colonna sonora, scritta dal mitico John Barry, raggiunse la prima posizione nella Billboard 200 per tre settimane. L'agente 007 James Bond dell'MI6, interpretato sullo schermo da Sean Connery, si trova ad affrontare il multimilionario Auric Goldfinger, che vuole annientare la riserva aurea degli Stati Uniti a Fort Knox con una bomba radioattiva, per scombussolare il mercato dell'oro e far di conseguenza aumentare spropositatamente il valore dell'oro da lui posseduto. Fleming, come spesso gli accadeva, pare abbia usato Goldfinger per regolare qualche conto. Di fatto la sconfitta, nell'estate del 1957, ai campionati semiprofessionistici del Berkshire Golf Club non gli era andata giù, e ancora meno gli stavano piacendo i progetti di Erno Goldfinger, l'architetto che in tutta l'Inghilterra demoliva palazzi vittoriani, sostituendoli con discutibili edifici modernisti. Quanto alla sua attraente vicina di casa a Goldeneye, che sarebbe diventata sua amante, somigliava anche troppo a Miss Galore: solo che si chiamava Blanche Blackwell, mentre Pussy era il nome in codice di un'agente segreta conosciuta da Fleming durante la guerra. Serviva altro, per scrivere il romanzo fino ad allora più complesso della serie, e da allora in poi forse il più celebre.

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